Parole, parole, parole…

30 03 2008

Oggi puntiamo al raddoppio e vi esporrò una delle qualità fondamentali per “sopravvivere”. Non prendetemi alla lettera, ma è uno di quei segni che mi portano a distinguere tra una persona “meritevole” e una “meno meritevole” (non so di preciso di che cosa, ma si possono fare delle distinzioni): l’ars oratoria. Saper parlare e comunicare non è solo un pregio, ma un mezzo, o peggio (oppure meglio?), un’arma. Una persona che sa parlare ha secondo me una marcia in più: è piacevole ascoltarla e sa convincerti con i suoi argomenti; è per questo che mi piace ascoltare, non solo chi sa parlare, ma anche chi “non” (anche se non esistono i non-parlanti) sfrutta questa qualità proprio per, in un certo senso, “apprezzare” ogni sfaccettatura di una persona..

Ant. Amici, Romani, compatriotti, prestatemi orecchio; io vengo a seppellire Cesare, non a lodarlo. Il male che gli uomini fanno sopravvive loro; il bene è spesso sepolto con le loro ossa; e così sia di Cesare. Il nobile Bruto v’ha detto che Cesare era ambizioso: se così era, fu un ben grave difetto: e gravemente Cesare ne ha pagato il fio. Qui, col permesso di Bruto e degli altri – ché Bruto è uomo d’onore; così sono tutti, tutti uomini d’onore – io vengo a parlare al funerale di Cesare. Egli fu mio amico, fedele e giusto verso di me: ma Bruto dice che fu ambizioso; e Bruto è uomo d’onore. Molti prigionieri egli ha riportato a Roma, il prezzo del cui riscatto ha riempito il pubblico tesoro: sembrò questo atto ambizioso in Cesare? Quando i poveri hanno pianto, Cesare ha lacrimato: l’ambizione dovrebbe essere fatta di più rude stoffa; eppure Bruto dice ch’egli fu ambizioso; e Bruto è uomo d’onore. Tutti vedeste come al Lupercale tre volte gli presentai una corona di re ch’egli tre volte rifiutò: fu questo atto di ambizione? Eppure Bruto dice ch’egli fu ambizioso; e, invero, Bruto è uomo d’onore. Non parlo, no, per smentire ciò che Bruto disse, ma qui io sono per dire ciò che io so. Tutti lo amaste una volta, né senza ragione: qual ragione vi trattiene dunque dal piangerlo? O senno, tu sei fuggito tra gli animali bruti e gli uomini hanno perduto la ragione. Scusatemi; il mio cuore giace là nella bara con Cesare e debbo tacere sinché non ritorni a me.
1° Citt. Mi pare che vi sia molta ragione nelle sue parole.
2° Citt. Se tu consideri bene la cosa, a Cesare è stato fatto gran torto.
3° Citt. Vi sembra, signori? Temo che uno peggiore di lui verrà al suo posto.
4° Citt. Avete notato le sue parole? Non volle accettare la corona: è quindi certo che non era ambizioso.
1° Citt. Se si troverà che è così qualcuno la pagherà ben cara.
2° Citt. Pover uomo! I suoi occhi sono rossi come il fuoco dal piangere.
3° Citt. Non v’è uomo a Roma più nobile di Antonio.
4° Citt. Ora, osservatelo, ricomincia a parlare.
Ant. Pur ieri la parola di Cesare avrebbe potuto opporsi al mondo intero: ora egli giace là, e non v’è alcuno, per quanto basso, che gli renda onore. O signori, se io fossi disposto ad eccitarvi il cuore e la mente alla ribellione ed al furore, farei un torto a Bruto e un torto a Cassio, i quali, lo sapete tutti, sono uomini d’onore: e non voglio far loro torto: preferisco piuttosto far torto al defunto, far torto a me stesso e a voi, che far torto a sì onorata gente. Ma qui è una pergamena col sigillo di Cesare – l’ho trovata nel suo studio – è il suo testamento: che i popolani odano soltanto questo testamento, che, perdonatemi, io non intendo di leggere, e andrebbero a baciar le ferite del morto Cesare, ed immergerebbero i loro lini nel sacro sangue di lui; anzi, chiederebbero un capello per ricordo, e morendo, ne farebbero menzione nel loro testamento, lasciandolo, ricco legato, alla prole.
1° Citt. Vogliamo udire il testamento: leggetelo, Marc’Antonio.
I Citt. Il testamento, il testamento! Vogliamo udire il testamento di Cesare.
Ant. Pazienza, gentili amici, non debbo leggerlo; non è bene che voi sappiate quanto Cesare vi amò. Non siete di legno, non siete di pietra, ma uomini, e essendo uomini, e udendo il testamento di Cesare, esso v’infiammerebbe, vi farebbe impazzire: è bene non sappiate che siete i suoi eredi; ché, se lo sapeste, oh, che ne seguirebbe!
4° Citt. Leggete il testamento; vogliamo udirlo, Antonio; dovete leggerci il testamento, il testamento di Cesare.
Ant. Volete pazientare? Volete attendere un poco? Ho sorpassato il segno nel parlarvene. Temo di far torto agli uomini d’onore i cui pugnali hanno trafitto Cesare; invero, lo temo.
4° Citt. Erano traditori: che uomini d’onore!
I Citt. Il testamento! Il testamento!
2° Citt. Erano canaglie, assassini: il testamento! Leggete il testamento!
Ant. M’obbligate dunque a leggere il testamento? E allora fate cerchio attorno al corpo di Cesare e lasciate che io vi mostri colui che fece il testamento. Debbo scendere? E me lo permettete?
I Citt. Venite giù!
2° Citt. Scendete.
3° Citt. Avrete il permesso.

William Shakespeare, “Julius Caesar”

Avete visto? Antonio è riuscito a ribaltare una frittata colossale col solo aiuto di pochi semplici argomenti…

Adesso passerei al lato oscuro della forza: a volte, secondo me, saper parlare non va a braccetto col “saper ascoltare”. E’ decisamente stucchevole e stancante di parlare con una persona che ti sente (non ti ascolta) e ti guarda negli occhi come per dirti “parla, parla, che tanto adesso tocca a me”. Dato che in questo blog devo raccontare gli affaracci miei (😀 ), dovete sapere che fino a qualche tempo fa non potevo fare a meno di vedermi con una persona, almeno per me, molto importante con cui si parlava tantissimo e soprattutto di ogni cosa possibile e immaginabile, senza tralasciare alcun possibile argomento. Purtroppo le cose belle devono finire prima di quando te lo aspetti e col tempo mi sono accorto che ero ascoltato sempre meno e che questo rapporto di parità andava sgretolandosi. Era inutile.. non c’era quello scambio di esperienze che rende speciali i rapporti umani.. Una serie di eventi ha poi portato il tutto a mostrare il lato buio di entrambi e il resto si può immaginare con somma facilità.

Un altro sigillo è stato apposto lungo il mio (ma spero che vogliate condividerlo anche voi) percorso.. Siamo ancora seduti, ma manca poco prima di iniziare ad alzarci.


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One response

30 03 2008
Decumano ovest

Avrei voluto iniziare in maniera diversa ma questo sito ha cancellato il mio capolavoro… lo riassumo visto che il tempo scarseggia!
Riguardo all’intervento di prima… avendo vissuto in prima persona momenti brutti posso dire che non sempre essi sono così intensi e proficui,dipende molto da come una persona è in grado di comportarsi, di reagire di fronte a essi.
é difficile rialzarsi quanto tutto ciò che vedi è nero, quando le luci di una possibile via d’uscita si sono spente. Molte volte ci si dice che sarà il tempo a portare via il dolore e i momenti no, così ci si lascia andare col rischio di entrare in un circolo vizioso che tende solamente a nascondere l’infelicità, non ad eliminarla.
Lo scorrere del tempo risulta perciò inutile se non addirittura deletereo se non viene accompagnato da una reazione da parte della persona.
Come dice il titolo di questo blog bisogna provare ad alzarsi, a cambiare. Solo così potremo conoscere la nostra altezza.
Non è facile farlo da soli… spesso servono aiuti esterni … persone che si interessino ai tuoi problemi e che non facciano finta di ascoltare solo per creare una buona immagine di se. Ma di questo cmq, dell’interesse che una persona può nutrire nei tuoi confronti, ci si accorge in tempi brevi!
Cm si dice…. tutti(o quasi) sanno parlare, parlare è facile…sapere ascoltare un po’ meno

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